VERTICALE-ORIZZONTALE

Al centro del progetto si pongono tre elementi:
le cime, le vite quotidiane, le opere degli artisti.

Cime ed esistenze, rappresentati dal verticale e dall’orizzontale, sono uniti – nel loro significato e nel loro essere – dalla mano dell’artista.

LA MONTAGNA E LE SUE CIME

All’arrivo in montagna sorgono in noi emozioni intense e diverse.

Per prima arriva l’emozione della fusione con la natura, di un certo panismo, dentro il profumo del bosco, nel respiro corto per una salita, nell’abbraccio del tutto.

Un’altra volta giunge quella per il cielo stellato, uno stupore tutto kantiano.

O ancora l’emozione di presenza e assenza, come quella dell’acqua che scorre e nella quale, come ricorda Eraclito, mai potrai immergerti due volte.

Più forte delle altre, giunge l’impressione che nasce dalla verticalità, dallo slancio.

Questo sentire si intreccia con i pensieri, fino a generare la dialettica limite-illimitato, che è ricerca continua, desiderio di desiderio, spinta per ascendere.

Impossibile non pensare alla tensione all’infinito, nella vita come nelle arti.

Impossibile non pensare ai passi dell’oltre-uomo di Nietzsche, tutto teso a superare il conformismo e la mediocrità.

Bello, per questo, raccogliere il richiamo etico che le vette e la spinta verso l’ulteriore ci impongono.

LE STORIE DI MONTAGNA E LE VITE QUOTIDIANE

C’è un modo di vivere la montagna “senza mai arrivare sulla cima”, come dice Paolo Cognetti. Un modo e un mondo fatto di esistenza lineare e schiva. In punta di piedi dentro il tutto, con passi di ascolto e di rispetto per ogni ente.

Uno stile che riconosce e accetta la fragilità, perché fractus vuol dire “rotto”, ma anche “condiviso”. Ne nascono concetti come riconoscimento e semplicità.

Un mondo diverso dall’ascensione verso una meta; non distante, però, non contrapposto, quasi la possibilità di una crasi; quasi l’ascissa di un piano cartesiano che vive insieme alla sua ordinata.

Impossibile non pensare, dentro questa orizzontalità, al dasein di Heidegger, che vale perché sa essere esistenza autentica, quella della consapevolezza di sé.

Bello cogliere il valore del presente, fatto di relazioni, di passi lenti, da parte di chi è il pastore dell’essere.

LE OPERE DEGLI ARTISTI

Come avviene l’intreccio tra verticale e orizzontale? Dove si tesse questa tela, con il suo ordito e la sua trama?

Fare sintesi tra la spinta verso l’ulteriore e la vita quotidiana è desiderio di molti, un desiderio che porta con sé la ricerca della felicità e in qualche modo della bellezza.

A ben vedere, verticale e orizzontale sono due dimensioni interiori. Ne parla Jung, quando ragiona sulla dialettica individuazione – integrazione. La verticalità rappresenta il cammino verso il sé, la totalità psichica. L’orizzontalità descrive la dimensione collettiva dell’io, le sue connessioni con la cultura, la storia e gli altri.

Fa parte del proprium dell’artista tradurre queste due categorie psicologiche e cognitive in modalità rappresentativa. Il verticale è aspirazione; l’orizzontale è narrazione.

Le opere degli artisti, appassionati cercatori del bello, sapranno dar forma a questa dialettica.

Un’impresa possibile, perché la dualità e le apparenti antinomie stanno sia dentro la montagna che dentro la vita.

Eccole le antinomie della montagna e le nostre antinomie: maestosità della natura e fragilità dell’ecosistema; densità della roccia e fluidità dei corsi d’acqua; fame di spazi e desiderio di intimità; ricerca di parole e bisogno di silenzio; permanenza nella quiete e necessità di compagnia.

Ogni artista, in Residenza, racconterà FORZA e FRAGILITÀ, costitutivi sia della natura esterna del mondo, sublime e in pericolo, che della natura intima dell’umano, profonda e discontinua.

La tentazione del cielo, insita nella verticalità delle cime e la quotidianità dell’esistenza, intrecciata ai giorni, saranno ripresi dalla mano di ciascuno e diventeranno “segno”, “in-segnamento” per il futuro fruitore dell’opera. Potrà anche accadere che, dentro un movimento di libera creatività, la produzione degli artisti lasci sullo sfondo, quasi in sordina, le categorie verticale-orizzontale. La soggettività di ciascuno è valore.

Tutta la storia dell’arte è un percorso che incontra, rappresenta, racconta la dialettica verticale-orizzontale. Qualche volta, poi, in anni a noi molto vicini, il percorso misconosce la sua traccia di origine, decide di abbandonarla.

Un breve excursus ci ricorda qualcosa di questa storia.

Se solo restiamo al Medio Evo, la cattedrale è verticalità, slancio verso il divino o, come dice san Bonaventura, Itinerarium mentis in Deum. Ma nel Medio Evo è nello stesso tempo saliente l’altra dimensione, l’orizzontalità. Benedetto Antelami, nel Battistero di Parma, racconta la realtà umana, legata al lavoro artigianale e alla produzione agricola. E il monumentale mosaico di Pantaleone, nella cattedrale di Otranto, è narrazione delle vite quotidiane.

Se poi andiamo al ‘500, Raffaello compie una sintesi efficace delle due dimensioni con la sua Scuola di Atene, nelle Stanze Vaticane. Raffaello opera sia dal punto di vista pittorico, sia dal punto di vista concettuale, mettendo al centro della sua opera Platone – con l’approccio alla metafisica – e Aristotele – che la metafisica conferma, unendovi però un’attenta osservazione della realtà empirica, delle vite quotidiane -.

Ma per venire alla modernità, gli andamenti verticale orizzontale sono evidenti nel primo astrattismo europeo.

Kandinskij rinnova il linguaggio visivo attraverso andamenti compositivi verticali e orizzontali, dove il segno e il colore esprimono il mondo interiore dell’artista.

Mondrian studia la lezione cubista e organizza lo spazio sulla tela in partizioni di superficie, dove la verticalità e l’orizzontalità diventano la principale cifra espressiva, per arrivare a un equilibrio compositivo impeccabilmente geometrico.

Orizzontale è la tecnica di Pollock, che dipinge con il metodo del dripping, sgocciolando il colore su una tela posta sul pavimento, attorno alla quale muoversi, per sentirsi vicino, per esserci dentro. Di verticalità sono costituite invece le tele di Rothko, composte da rettangoli colorati, dai contorni fluidi e trasparenti, concatenati l’uno all’altro e sovrapposti in verticalità, per evocare atmosfere mistiche e immateriali.

La drammaticità degli eventi del Secolo Breve rivoluziona i significati esistenziali, le relazioni interpersonali, le categorie politiche, le dimensioni comunicative. Tutto si rovescia. Vedremo rovesciate o lasciate in dissolvenza anche le categorie verticale-orizzontale.

Nel secondo ‘900 l’artista sceglie di valorizzare saperi eterogenei. L’economia, la politica, l’ideologia, la tecnologia diventano le nuove strade da percorrere, con passi nella libertà più totale, al di là di ogni schema precostituito. Il secolo dell’IO, della soggettività, consente di entrare in nuovi campi semantici e in nuove sperimentazioni.

L’arte e gli artisti depotenziano le abilità manuali e artigianali, esaltano la forza dell’idea: l’originalità del concetto prevale su tutto.

Le espressioni artistiche dell’Informale, il Minimalismo americano, la Land Art e la Body Art sono esperienze nuove, non più decodificabili attraverso un approccio unicamente percettivo.

Il movimento verticale e quello orizzontale, con i loro segni e la loro simbologia, sono per lo più ininfluenti; assistiamo alla creazione di nuove categorie, dentro le quali anche oggi è consuetudine sostare.

Sarà interessante, in Residenza, confrontarsi non solo con la duplicità della natura geografica e umana, ma anche con i passi compiuti da chi, di volta in volta, ha fatto cultura e creato uno stile.

In Residenza potremo sostare come in un luogo fisico e mentale. Per una sfida culturale e operativa. Per una prospettiva artistica e filosofica. Per meravigliarci di percorsi e risultati, frutto di passione, bellezza, narrazione.